Un’udienza in provinciale

Non avrebbe mai accettato un incarico senza essere convinto di avere qualche chances.

Sapeva di avere circa un mese, un mese e mezzo di tempo per scrivere.

E si fissava un termine. Se lo segnava nell’agenda  il giorno in cui avrebbe cominciato a caricarsi il problema nella testa.

Da quel giorno in poi la sua mente, i suoi pensieri ed anche i suoi sogni sarebbero rimasti sempre sul tema.

Per lui non era una sofferenza.

Anzi.

Gli era sempre piaciuto scavare dentro di se e tra le sue carte il punto, il fatto, che avrebbe risolto in maniera matematica il problema in un senso, o, nell’altro.

D’altronde aveva amato tanto la matematica. E nel sogno, una notte di molti anni prima aveva  risolto il limite di una funzione.

E si era precipitato dal letto felice, per fissare in innumerevoli esercizi, quello che aveva appena compreso nel sonno.

E si sentì pronto per affrontare l’esame.

L’udienza era già stata fissata.

E nonostante avesse lui stesso scritto il ricorso, dedicò il mercoledi pomeriggio e tutto il giovedì, per studiarlo di nuovo e preparare la relazione, fissando i punti da non omettere assolutamente e ordinando progressivamente i documenti utii a comprovare quello che avrebbe sostenuto, o a ricordargli quello che avrebbe dovuto dire in udienza.

E così fece. Per lui era come sostenere un esame.

Lui non avrebbe mai scritto o detto in udienza un fatto non vero pur di vincere.

Egli doveva vincere perchè aveva ragione.

E la ragione prima o poi gliela avrebbero data. Magari in Cassazione dove sono tutti giudici togati, che giudicano in diritto.

Aveva un amico a lui molto caro, giudice di cassazione, che amava tanto il diritto da preferire le questioni complesse, contorte, a quelle di più semplice soluzione.

Le definiva ” belline ” quelle questioni, perchè era con esse che poteva esercitare la sua mente volta al diritto.

Il fatto era complesso e si era sviluppato ed arricchito con le memorie di costituzione dell’ufficio. Cosa di per sè non ammessa, perchè le motivazioni devono essere complete nell’atto che avvia il processo.

Ma tant’è!

Lui presentò il ricorso e tre memorie successive. Aveva dimostrato tutto.

Non poteva perdere. Non doveva perdere perchè il suo assistito aveva subito un torto troppo grande, che era diventato anche il suo.

Il segretario della sezione chiama la causa.

Entrano tutte le parti.

Il Presidente dà la parola al relatore.

Mentre questi parlava lui pensava a cosa avrebbe potuto fare.

Come avrebbe porre riparo a quella tragedia che si stava profilando.

 La questione era talmente complessa e quello non si era letto neppure una carta.

La relazione durò, forse, tra i sessanta e i novanta secondi.

O forse qualcosa di meno o forse qualcosa di più.

Lui viveva come in un incubo.

Quello storpiò il nome dei documenti doganali e rappresentò un altro fatto, inesistente in natura.

Prego, a lei la parola, gli disse il Presidente.

In quell’attimo che precedette la sua risposta gli venne in mente che in un’altra occasione si era verificato un fatto diverso, ma per certi versi, invece, molto simile: il relatore aveva fatto uno schifo di relazione, lui allora aveva dovuto parlare molto per esporre le sue ragioni ma, mentre parlava, si accorse che l’atro giudice sussurrava al presidente che si trattava dei soliti impuniti che non vogliono pagare i dazi, distraendo così il presidente da quello che lui si stava affannando a spiegare per sopperire alle deficienze della relazione.

Lui allora si era ribellato. Aveva chiesto ai due che si scambiavano opinioni sussurrate senza ancora conoscere nulla del processo, che così non andava bene e che, per cortesia, ascoltassero le sue ragioni prima di giudicare.

Sbagliò.

Se ne accorse subito dopo.

Avrebbe dovuto ricusare i giudici di quella sezione e chiedere al presidente della Commissione che la causa fosse assegnata a una sezione diversa.

Quel ricorso lo perderà perchè nessuno si leggerà le carte ed uscirà una sentenza fattualista, opinionista, come sempre più spesso succede, che nulla ha a che fare con il diritto.

Presidente, disse, chiedo un rinvio per consentire al relatore di studiare il processo.

No gli rispose il Presidente, ci spieghi tutto lei. Le ripeto che  ha tutto il tempo che vuole!

Ma la questione è lunga e complessa e ci sono circa settecentomila euro in ballo.

Non si preoccupi, gli rispose il presidente, ha tutto il tempo che vuole.

Chissà se dopo ha frustato a sangue quel relatore o se quello è un andazzo normale.

Cominciò a parlare. Aveva previsto anche questo, e si era fissato una scaletta.

Ma il fatto era veramente lungo e difficile da seguire per chi non conosce a fondo o, per niente, come il relatore, il diritto doganale.

Così gli ascoltatori cominciarono a dare segni di impazienza.

Il presidente una volta lo riprese : dottore non si ripeta, pare voglia insegnarci la materia. Non si preoccupi la conosciamo.

Cominciava a sentire il fiato sul collo. Doveva dire tutto e in fretta !

Ma tu guarda un pò!  stava dando anche fastidio !

E il segretario ? che faceva ? scriveva o no ?

Fu invitato ” stringere ” e ” strinse ” rimettendosi a quanto aveva scritto non senza, però, sintetizzare, un’ultima volta e al massimo.

Un sacco di cose, però non le aveva potuto dire!

Sperò che si leggessero le carte e che guardassero gli allegati. Era lì che c’era la prova di tutto quello che aveva sostenuto.

Tutto vero ! Lui era onesto prima di tutto con se stesso !

Poi parlò controparte.

Controparte era l’Ufficio che, invece di parlare in diritto, sparò un paio di palle perchè loro, poveretti non erano stati messi in condizione di fare gli interessi dello Stato per colpa di quel delinquente del suo cliente, che stava lì a friggere insieme a  lui.

Poi riprese la parola per ribattere su quelle palle sparate solo per influenzare i giudici e per difendere un’amministrazione che è stata ed è uno dei mali più gravi della nostra Italia e che continua solo a difendersi ad ogni costo fin quando sarà passato tanto di quel tempo che, finalmente, sarà passata ‘a nuttata.

Il processo tributario non è quello penale, dove la prova si può formare anche in giudizio, dove ci possono essere tutte le udienze che servono, dove c’è la prova testimoniale.

No!

Il prcesso tributario si svolge in una sola udienza, che non deve durare troppo, perchè ci sono altre dieci cause che si devono decidere entro mezzogiorno e perchè non c’è nessuna o poca differenza tra una questione di ici o di spazzatura e una di milioni di euro e che riguarda una materia tanto complessa.

Certo ci sono le eccezioni, i grandi giudici, le grandi sentenze!

Certo!

Come sempre nella vita!

Ma la giustizia no!, anche quella tributaria, deve muoversi su di un minimo comun denominatore dove, chi non ci sta se ne vada.

Come quel relatore.

Alfò

 

Pubblicato on lunedì 30 giugno, 2008 at 9:04 am  Comments (1)  

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  1. Caro Gianni, l’articolo è vero e riflette la realtà del processo tributario. Non solo , hai fatto bene a spffermarti sullo strapotere e sulla strafottenza dell’amministrazione finanziaria in materia di recupero d’imposta sulla pelle del cittadino onesto. Come ben sai l’amministrazione finanziaria vive di obiettivi , e gli obiettivi da raggiungere, costi quel che costi, non sono quelli che vengono pubblicizzati sui comunicati stampa ( soddisfazione del cliente, tutela del contribuente, dogane come volàno dell’economia, aggiornamenti , ecc.) ma piuttosto quelli dettati dalla politica dell’agenzia preposta, finalizzati al recupero di entrate: L’ufficio accerti il massimo che può, e questo risultato costituirà la base per la nuova contrattazione dell’agenzia con il ministero per l’anno a venire. Il raggiungimento dei risultati, ecco ciò che conta nell’amministrazione finanziaria di oggi. Risultati che vengono pubblicizzati in ordine agli accertamenti effettuati, alle somme accertate…ma quante di esse vengono realmente recuperate? Non sarebbe logico che l’amministrazione finanziaria soccombente pagasse un indennizzo al contribuente onesto per lo stress , per le spese sostenute e, come spesso accade, per la perdita di immagine sul mercato?
    Basta vedere il numero di cause perse dall’amministrazione per rendersi conto dell’inefficienza dei suoi organi di accertamento !
    Buon week end


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